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Il Texas Hold’em non è un gioco d’azzardo

Avete presente le bische clandestine oppure quei lugubri saloon dove un tempo si giocava a poker? Certamente il richiamo è molto suggestivo e ci fa pensare ad ambienti loschi con personaggi poco raccomandabili dal grilletto facile e particolarmente rissosi. Tuttavia, sebbene una parte dell’immaginario collettivo di oggi la pensi ancora in questo modo, con il Poker Texas Hold’em le cose sono cambiate drasticamente. E questo perché i tornei di poker, come quelli che vediamo in televisione, hanno tramutato questo gioco in una vera e propria disciplina sportiva. Certo, se da un lato questo è vero, dall’altro in Italia c’è qualcuno che la pensa ancora in maniera diversa.

Una decisione della Corte di Cassazione

Basta pensare a quanto successo a Palermo pochi mesi fa quando il GIP perquisiva i locali dell’associazione D.U., affiliata al CONI, sequestrando in seguito gli strumenti utilizzati, cioè le chips e quant’altro. La questione si è poi risolta con la decisione della Corte di Cassazione di  escludere questa attività come finalizzata al gioco d’azzardo. Un evento emblematico che comunque ci fa capire come in Italia la questione legata al Poker Texas Hold’em sia ancora tutta da discutere.

Poker Texas Hold’em: non un gioco d’azzardo!

Rimane comunque emblematico il fatto che la Corte di Cassazione abbia decretato questa sentenza. Del resto le chips utilizzate nel poker alla texana non rappresentano i soldi e la forma del torneo viene decretata da un’iscrizione stabilita a priori. In altre parole il giocatore, una volta pagata la sua quota, sa già quello che potrebbe perdere alla fine del torneo, cosa che impedisce di considerare il Poker Texas Hold’em come un gioco d’azzardo. La struttura stessa delle competizioni è, infatti, molto simile (passateci il termine) a quella di un torneo di tennis. E i tennisti, secondo voi, sono dei giocatori d’azzardo?

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